Cosa ci fa commuovere?

Cosa ci fa commuovere?

Voglio dire: c’è una regola generale? Certamente hanno dato una risposta schiere di psicologi, sociologi e altri esperti, ma io non mi ero mai posto il problema. A farmi scattare l’inatteso interrogativo è stata la domenica del 6 settembre, quando noi dell’UNITALSI siamo saliti a Toano per inaugurare e benedire l’altrettanto inatteso dono di un nuovo pulmino attrezzato per il trasporto disabili.

Da tempo avevamo maturato la consapevolezza che il nostro vecchio mezzo, dopo un onorato e preziosissimo servizio, non era più all’altezza delle particolari esigenze dei nostri passeggeri, anche alla luce delle nuove normative di sicurezza. Ogni ricerca dei necessari finanziamenti per la sua sostituzione era finora fallita e ci sentivamo in un binario morto. Come spesso accade, la Provvidenza supera ogni speranza e fantasia ed ecco piovere letteralmente dal cielo la notizia che gli eredi di don Graziano Gigli, per onorare la sua memoria, avevano disposto proprio per noi l’acquisto di un veicolo adatto: un pulmino nuovo!

Va detto che ad indirizzare un pochino la Provvidenza certamente c’è stato lo zampino del parroco successore di don Graziano: l’unitalsiano don Giuseppe Lusuardi. Ma è stato chiacchierando con uno dei donatori davanti alla magnifica grafica del pulmino che si è messa a fuoco una verità profonda di quel regalo: è uno strumento che continua a realizzare sulla terra il desiderio di servire gli ultimi che sempre ha animato don Graziano. Ed ecco la prima occasione di commozione.

La celebrazione eucaristica, molto curata e bella, è stata ricca di segni, di Presenza e di presenze. C’era il sindaco, la corale di Carpineti e le presidenti dell’UNITALSI regionale e reggiana e c’era mons. Guiscardo, fino a poco tempo fa amato assistente dell’associazione. Durante l’omelia, indirizzata ai soci UNITALSI  come alla comunità locale, un secondo forte momento di commozione quando don Giuseppe ha ricordato la famiglia con la figlia disabile che, sentendosi sola e debole di fronte al peso che la vita le aveva imposto, a quella vita aveva deciso di rinunciare. Questo ha posto tutti, volontari e parrocchiani, di fronte all’esigenza evangelica di testimoniare fisicamente la presenza del Signore nella storia con la vicinanza e la consolazione che sono mandato per ogni discepolo e per l’associazione in particolare.

Infine ancora molti occhi lucidi al termine della Messa, quando l’UNITALSI, per mano della presidente regionale Annamaria Barbolini, ha consegnato a don Guiscardo un segno di profonda riconoscenza e vicinanza. Si tratta di una statuetta proveniente da Lourdes realizzata in un delizioso stile medievale addolcito nei colori e negli atteggiamenti. L’icona rappresenta la Mamma Maria che tiene tra le braccia san Giovanni Paolo II, raffigurato in piedi ma in atteggiamento di fiducioso abbandono. E’ forse inutile ricordare che è la stessa malattia ad accomunare in quell’abbraccio il papa e il “nostro” monsignore. A lui, che ha saputo vivere a Lourdes in tutte le modalità associative: da pellegrino, da volontario, da prete e ora da ammalato, a lui l’ammirazione di tutta l’assemblea.

Ognuno avrà una propria risposta alla domanda iniziale. Io domenica mi sono convinto che ci commuoviamo nel profondo quando sentiamo che la nostra vita sfiora la dimensione dell’infinito. I nostri momenti di commozione servano dunque ad incoraggiarci e farci camminare spediti dietro al Signore.

Grazie Signore per farci comprendere che tu ci precedi.

Angelo Torelli