Unitalsi Emilia-Romagna a Imola per il WEC 2026

Nel rombo dei motori e nell’adrenalina della competizione, c’è un aspetto del FIA World Endurance Championship che spesso resta in secondo piano, ma che a Imola – dal 17 al 19 aprile – ha trovato una delle sue espressioni più autentiche: l’accessibilità.

Durante la 6 Ore di Imola, l’impegno dei volontari dell’UNITALSI provenienti dalle sottosezioni di Imola, Bologna, Ferrara, Faenza, Parma, Forlì, Reggio Emilia e Ravenna ha trasformato un grande evento internazionale in uno spazio realmente aperto a tutti, dimostrando come lo sport possa essere inclusivo non solo a parole ma anche nei fatti.

L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, già noto per la sua storia leggendaria, si è distinto anche per l’attenzione concreta alle persone con disabilità. Grazie appunto alla collaborazione con UNITALSI Emilia-Romagna, sono stati attivati servizi dedicati di accompagnamento, trasporto interno e supporto logistico.

L’UNITALSI sempre più coinvolta in eventi di varia natura grazie all’impegno dei volontari e dei mezzi specifici messi a disposizione, svolge un ruolo importante per garantire la partecipazione anche a chi, normalmente, incontrerebbe ostacoli significativi in contesti così affollati e logisticamente complicati.

Non si è trattato solo di accessi facilitati o aree riservate, ma di offrire l’opportunità di vivere in libertà l’evento garantendo il vero valore aggiunto: il supporto umano, motore che contraddistingue lo spirito cristiano dell’associazione.

A Imola i volontari UNITALSI hanno operato sulle piattaforme dedicate alle persone con disabilità, nei percorsi interni e nei punti nevralgici dell’autodromo, accompagnando le persone con disabilità lungo tutta l’esperienza dell’evento attraverso gli equipaggi dei mezzi opportunamente attrezzati messi a disposizione dalle sottosezioni presenti, il tutto coordinato con precisione dal responsabile.

Dalle testimonianze e dai commenti raccolti emerge un elemento ricorrente: la qualità dell’assistenza. Non solo efficienza, ma attenzione alla persona.

Molti fruitori hanno sottolineato come la presenza dei volontari abbia reso possibile vivere l’evento “senza ansia”, con la certezza di avere sempre qualcuno pronto ad aiutare, orientare o semplicemente rassicurare.

Un commento ricorrente ha evidenziato come “l’assistenza non fosse invasiva, ma sempre disponibile”, segno di un approccio rispettoso e professionale.

In contesti simili, dove il flusso di pubblico è intenso e i tempi sono scanditi da ritmi serrati, questo tipo di supporto fa la differenza tra partecipare e sentirsi davvero inclusi.

L’esperienza della 6 Ore di Imola dimostra che l’accessibilità non è un dettaglio organizzativo, ma una scelta culturale.

UNITALSI, storicamente impegnata nell’assistenza a persone fragili durante pellegrinaggi e grandi eventi, ha portato questa esperienza anche in un contesto diverso come il motorsport, con risultati evidenti.

Il messaggio che emerge è chiaro: anche eventi complessi e ad alta intensità logistica possono diventare inclusivi, se supportati da una rete di volontari preparati e da una progettazione attenta.

Non si tratta solo di abbattere barriere architettoniche, ma di costruire un sistema in cui ogni persona possa vivere pienamente l’evento, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche.

E in questo, il contributo di UNITALSI è stato centrale.

Simone S., Barelliere